Dichiarazione del segretario generale della Uil Emilia Romagna, Marcello Borghetti su cassa integrazione in regione
Lo studio elaborato dalla UIL sugli ammortizzatori sociali nell’anno 2025, su dati INPS, restituisce un quadro di persistente difficoltà per il sistema produttivo dell’Emilia-Romagna. Nel corso del 2025 sono state autorizzate 58.721.234 ore di ammortizzatori sociali (cassa integrazione e fondi di solidarietà), con una riduzione complessiva del 5% rispetto al 2024.
Un dato che, tuttavia, non può essere letto come un segnale di miglioramento. All’interno del totale, infatti, diminuisce la cassa integrazione ordinaria (–19%), mentre cresce in modo significativo la cassa integrazione straordinaria, che nel 2025 supera 20,8 milioni di ore, con un aumento del 33,8% rispetto al 2024.
Un andamento che segnala un peggioramento della composizione degli ammortizzatori sociali e il passaggio da difficoltà temporanee a crisi aziendali strutturali, legate a ristrutturazioni, riconversioni e ridimensionamenti produttivi.
Nel dettaglio territoriale, le ore complessive di cassa integrazione autorizzate nel 2025 sono state:
- Bologna: 13.326.034 ore
- Modena: 12.837.912 ore
- Reggio Emilia: 9.913.078 ore
- Ferrara: 4.724.774 ore
- Forlì-Cesena: 3.748.338 ore
- Ravenna: 3.178.336 ore
- Rimini: 5.295.794 ore
- Parma: 2.256.076 ore
- Piacenza: 1.873.924 ore
Il dato che più preoccupa è la crescita della cassa integrazione straordinaria, che indica come molte imprese non stiano affrontando semplici rallentamenti congiunturali, ma crisi profonde e durature. Senza una strategia industriale ed energetica nazionale ed europea, il rischio è quello di un progressivo indebolimento del sistema manifatturiero nazionale e regionale, con ricadute dirette sull’occupazione.
Per questo la UIL ritiene indispensabile rilanciare anche il Patto per il Lavoro, in una regione che rischia molto sul proprio sistema produttivo. Serve un modello di sviluppo capace di redistribuire la ricchezza, aumentare in modo efficace i redditi da lavoro, garantire la qualità del lavoro attraverso stabilità occupazionale e sicurezza, e sostenere il modello di Stato sociale pubblico, oggi sotto pressione anche per il saldo demografico negativo e la crescita dei bisogni sociali».

