Quanto definito dal Contratto Nazionale della Sanità in merito all’indennità di Pronto Soccorso, evidentemente firmato con estrema superficialità da alcune sigle sindacali, è inapplicabile ed è quindi carta straccia.
Mancano ben oltre 4 milioni di euro tra quanto scritto nel contratto e quanto in realtà lo Stato finanzia alla Regione Emilia Romagna per le indennità di pronto soccorso che riguardano migliaia di dipendenti.
FP CGIL e UIL FPL valutano quindi positivamente la volontà del presidente de Pascale affinchè la Regione si faccia carico di risorse proprie che non provengono dal CCNL per permettere agli operatori del Servizio Sanitario Regionale di vedere riconosciuto il valore del loro lavoro.
Un passo importante per rattoppare storture di un Contratto Nazionale che da tempo denunciamo con forza. Adesso le risorse vengano trasferite nelle Aziende affinchè si possano tradurre in benefici concreti per gli operatori che con il loro lavoro reggono il nostro Servizio Sanitario.
Al di là delle indennità di pronto soccorso rimane però il problema di un Contratto Nazionale, alla cui sottoscrizione la stessa Regione Emilia Romagna aveva dato parere negativo, che nei fatti non riconosce, come avrebbe dovuto, la centralità, l’impegno, le competenze professionali, l’aumento delle responsabilità e la giusta retribuzione di chi lavora in sanità malgrado le tante solenni promesse post Covid.
Non è infatti un caso che oggi il lavoro in sanità sia sempre meno attrattivo, basti vedere il tracollo delle iscrizioni ai corsi di laurea a partire dai corsi di laurea in scienze infermieristiche – concludono Bonaccini e Palmarini.

