Dichiarazione del segretario generale UIL ER, Marcello Borghetti su Electrolux
«Durante il tavolo istituzionale, chiesto dalla Uil Emilia Romagna e svoltosi nella sede della Provincia di Forlì, abbiamo ribadito la nostra posizione di totale e intransigente fermezza, rigettando qualunque logica di licenziamento o di ridimensionamento strutturale di un sito strategico per il territorio.
Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile e a un profondo disastro sociale. Da oltre dieci anni, lo Stato italiano sostiene il mercato degli elettrodomestici attraverso incentivi e bonus per l’acquisto di mobili e apparecchiature, un’operazione costata alla collettività e alle tasche dei contribuenti oltre 700 milioni di euro. Di queste enormi risorse pubbliche hanno beneficiato direttamente multinazionali come Electrolux per sostenere le proprie vendite e i propri profitti.
È ora di finirla con grandi gruppi industriali che lisciano il pelo alla politica e frequentano i palazzi istituzionali quando si tratta di incassare aiuti, ammortizzatori e incentivi, per poi presentarsi freddamente ai tavoli sindacali spiegando che ‘esigenze industriali’ impongono il taglio di centinaia di posti di lavoro.
I lavoratori non sono numeri su una slide. Se queste multinazionali scelgono la via dei licenziamenti e del disimpegno, devono restituire i soldi dei cittadini italiani: quelle risorse vanno immediatamente recuperate e destinate alla creazione di nuova e stabile occupazione sul territorio.
La Uil Emilia Romagna ha chiesto alla Regione Emilia-Romagna di fare fronte comune alle istituzioni locali, ai sindaci e ai Parlamentari del territorio per respingere il piano aziendale, chiedendo una pressione immediata e rigorosa nei confronti del Governo centrale, già a partire dall’incontro al Mimit del prossimo 25 maggio.
La mobilitazione e il presidio dei lavoratori di Forlì non si fermeranno. Non accetteremo la desertificazione industriale della Romagna. La nostra linea resta una sola: zero licenziamenti perché salvare Electrolux a Forlì significa salvare la dignità del lavoro e il futuro manifatturiero della regione».

