Dichiarazione congiunta del segretraio generale Uil Emilia Romagna, Marcello Borghetti e del segretario generale Uil Fpl Emilia-Romagna e Bologna, Paolo Palmarini
«La riorganizzazione dell’assistenza territoriale annunciata dall’Azienda Ausl di Bologna, con il progressivo superamento dei Cau e l’attivazione degli ambulatori di Aft nelle Case della Comunità, rappresenta un passaggio rilevante nell’attuazione del DM 77 e degli investimenti previsti dal Pnrr.
Come UIL e UIL FPL riteniamo che ogni innovazione organizzativa debba avere un obiettivo chiaro: rafforzare concretamente i servizi di prossimità per cittadine e cittadini, senza ridurre la qualità dell’assistenza né scaricare ulteriori carichi di lavoro sul personale sanitario e sociosanitario, a maggior ragione ora che i conti regionali della sanità stanno tornando in equilibrio, grazie al sacrificio richiesto ai cittadini e non certo ad un progetto di riorganizzazione della nostra struttura sanitaria.
Le nuove Aft (aggregazioni territoriali funzionali), comprese quelle che subentrano agli attuali CAU, si inseriscono nel sistema delle Case della Comunità, strutture realizzate con risorse pubbliche che devono rimanere pienamente in un perimetro di gestione pubblica, ovvero con personale pubblico, senza esternalizzazioni.
Le Case della Comunità devono inoltre dare una risposta reale al bisogno di integrazione sociosanitaria, attraverso dotazioni organiche stabili, definite e proporzionate ai bisogni dei territori, rafforzando anche professionalità oggi centrali come l’area della psicologia e il supporto sociosanitario.
E risulta indispensabile garantire organici adeguati di tutte le figure coinvolte: medici del ruolo unico di assistenza primaria, infermieri, operatori sociosanitari, personale amministrativo e di supporto. La sola ridefinizione di sedi e orari non basta: senza un reale rafforzamento delle professionalità presenti, il rischio è che la riforma si traduca in un semplice riassetto formale.
Particolare attenzione va posta al possibile sovraccarico di alcune figure professionali, in particolare dei medici RUAP e del personale infermieristico, chiamati ad operare contemporaneamente negli ambulatori AFT, nell’assistenza domiciliare, negli Ospedali di Comunità, nella continuità assistenziale e nelle attività di supporto alle Case della Comunità. Senza un adeguato ed efficace incremento del personale, questi servizi rischiano di non esprimere pienamente la propria funzione, compromettendo qualità della presa in carico e condizioni di lavoro.
Per questo riteniamo indispensabile un monitoraggio periodico e trasparente sui principali indicatori di funzionamento: carichi di lavoro per sede, tempi medi di attesa, accessi giornalieri, rapporto tra popolazione residente e ore di presenza effettiva, distribuzione del personale per profilo professionale.
È inoltre necessario chiarire in modo puntuale le funzioni che le Aft dovranno svolgere all’interno e all’esterno delle Case della Comunità, per evitare sovrapposizioni organizzative e garantire percorsi assistenziali appropriati.
Sugli ospedali di Comunità rileviamo infine che, su 101 posti letto previsti entro giugno, soltanto 18 saranno attivati a Bologna, collocati al Palagi: un dato che, alla luce della popolazione residente, delle modalità di accesso e del principio di prossimità, rischia di risultare sottodimensionato rispetto ai bisogni reali.
La riforma della medicina territoriale può rappresentare una grande opportunità solo se sostenuta da risorse umane adeguate, investimenti coerenti e una programmazione costruita sui bisogni concreti delle comunità locali.
Come organizzazione sindacale, non ci accontenteremo di enunciazioni entusiaste e continueremo a vigilare affinché questa transizione non si riduca a un cambio di etichetta o a una mera riorganizzazione degli spazi, ma si traduca in più prossimità, più personale, migliori condizioni di lavoro e un effettivo rafforzamento del servizio sanitario pubblico».

