Dopo oltre un decennio dall’introduzione degli strumenti per coinvolgere le amministrazioni comunali nel contrasto all’evasione fiscale, l’effettivo contributo dei Comuni è ancora un’eccezione anziché una componente strutturale delle politiche di compliance e di equità fiscale. Il dato che emerge sugli importi spettanti ai Comuni per le riscossioni effettuate nel 2024 ed erogate nel 2025 è scoraggiante, sia a livello nazionale, che locale.
Per i Comuni bolognesi riportati dall’indagine UIL, l’importo complessivamente spettante si ferma infatti a circa 69 mila euro (Bologna 48.127,14 euro; Sala Bolognese 5.807,96; Castello d’Argile 2.920,34; Minerbio 2.587,76; Baricella 2.550,34; Pieve di Cento 1.673,58; Casalecchio di Reno 1.410,89; Granarolo dell’Emilia 1.332,19; Imola 1.256,50; Anzola dell’Emilia 620,75; San Giovanni in Persiceto 521,65; Galliera 504,47; Sant’Agata Bolognese 38,83 e Zola Predosa 36,88 euro).
È importante chiarire cosa misurano questi numeri. Non si tratta del recupero dei tributi propri comunali, come Imu e Tari, ma della partecipazione dei Comuni al contrasto dell’evasione dei tributi erariali, cioè delle imposte di competenza statale, come ad esempio Irpef, Iva, Ires, imposte di registro, catastali ecc. Attraverso le informazioni disponibili sul territorio, i Comuni possono trasmettere all’Agenzia delle Entrate elementi utili ai fini dell’accertamento; è poi l’Amministrazione finanziaria dello Stato a procedere all’accertamento e alla riscossione. Si tratta di uno strumento di recupero che tra il 2012 e il 2016 ha prodotto 88 milioni, mentre dal 2020 al 2024 appena 30 milioni. E a diminuire è anche la platea dei Comuni impegnati in queste operazioni, dato che sono solo 304 Comuni su 7.900 a contribuire, meno del 4% dei Comuni italiani, mentre nella Città Metropolitana sono 14 su 55.
E risulta esserci un forte divario, che merita di essere approfondito, tra i risultati raggiunti dai Comuni della Città Metropolitana di Bologna nel recupero dell’evasione relativa ai propri tributi, il cui gettito è di competenza comunale, e quelli derivanti dalla partecipazione al contrasto dell’evasione dei tributi erariali, di competenza dello Stato. Infatti, Bologna nei documenti di bilancio indica, alla voce recupero arretrati IMU e TARI, 25,8 milioni di euro nel 2024, 23,4 milioni nella previsione definitiva 2025 e 17,9 milioni annui per il 2026-2028. La distinzione è importante – sottolinea la UIL – perché mostra come esistano due fronti diversi della lotta all’evasione. Da una parte i Comuni devono accertare e riscuotere correttamente Imu, Tari e le altre proprie entrate; dall’altra possono mettere la loro conoscenza del territorio al servizio del contrasto dell’evasione fiscale statale. Su quest’ultimo versante, anche alla luce delle somme registrate nel Bolognese, riteniamo necessario capire se esistano margini per rafforzare ulteriormente la collaborazione con l’Agenzia delle Entrate e rendere più efficace questo strumento».
Per la Uil sono imprescindibili uffici tributi più forti, investimenti nelle competenze professionali e nella digitalizzazione, una maggiore gestione associata delle funzioni e un supporto tecnico-operativo continuativo da parte dell’Agenzia delle Entrate e delle altre amministrazioni competenti. Il contrasto all’evasione fiscale è una battaglia di equità e giustizia sociale: ogni risorsa sottratta al fisco è una risorsa in meno per servizi pubblici, welfare e investimenti. L’impegno deve quindi essere massimo, così come la collaborazione tra istituzioni.

