Dichiarazione del segretario generale Uil Emilia Romagna, Marcello Borghetti su addizionale Emilia Romagna e Bologna
«Lo studio della UIL sulle addizionali regionali e comunali sancisce come l’Emilia-Romagna e Bologna si collochino tra i territori italiani con il più elevato prelievo fiscale locale. Nel comune di Bologna, sommando addizionale regionale e comunale, il peso può superare i 1.100 euro annui.
C’è dunque molta ipocrisia nel dibattito pubblico. Quando si parla di stipendi bassi e difficoltà economiche si guarda quasi sempre a Roma o all’Europa, ma troppo spesso si evita di affrontare ciò che accade nella nostra regione e nei comuni dell’Emilia-Romagna.
In Emilia-Romagna esistono problemi che la UIL denuncia da tempo e che non possono essere ignorati: precarietà diffusa, lavoro povero, salari bassi e pensioni sempre più colpite dalla perdita di potere d’acquisto, oltre a una crescente difficoltà per molte famiglie ad arrivare alla fine del mese.
Non si può continuare a sottovalutare il peso che tassazione locale e tariffe hanno sul reddito delle persone.
In questi anni abbiamo assistito all’aumento delle addizionali, dei ticket, delle tariffe del trasporto pubblico locale, della Tari, dei costi energetici e di altri prelievi che hanno pesato sui redditi di lavoratrici, lavoratori e pensionati.
Per questo continuiamo a chiedere una riduzione delle addizionali regionali e comunali e una diminuzione delle tariffe che gravano sui bilanci delle famiglie.
Ma il tema non è soltanto fiscale.
La vera questione riguarda la capacità di gestire i servizi pubblici.
Prima di chiedere nuove risorse ai cittadini occorre intervenire sulle inefficienze, sulle duplicazioni organizzative, sui costi improduttivi e su tutte quelle spese che non producono migliori servizi.
Sanità e trasporto pubblico locale rappresentano due esempi evidenti di una riorganizzazione che non può più essere rinviata.
Per la UIL riorganizzare significa migliorare l’efficacia dei servizi nel pieno rispetto dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, non comprimere diritti o favorire con soldi pubblici scorciatoie contrattuali e logiche di dumping a favore del profitto privato.
Il punto è semplice: se la politica vuole mantenere un ruolo diretto nella gestione dei servizi pubblici, deve dimostrare di saper governare i costi, eliminare sprechi, ridurre consulenze eccessive e costi di vertice, e utilizzare al meglio le risorse disponibili.
Se non è in grado di farlo, abbia il coraggio di fare un passo indietro e affidare la gestione a figure selezionate per competenza e risultati, non per provenienza o appartenenza politica.
Lo stesso vale per il sistema delle multiutility. Non è possibile assistere all’aumento di bollette e tariffe senza aprire una discussione seria sui dividendi distribuiti ai Comuni e sulla possibilità di destinare una parte di quelle risorse al sostegno del potere d’acquisto delle persone e al contrasto della povertà energetica.
Non si può continuare a battere cassa altrove e soprattutto a presentare il conto a lavoratrici, lavoratori e pensionati.
Meno propaganda, meno scaricabarile e più responsabilità. Per queste ragioni la riduzione delle addizionali regionali e comunali, delle tariffe e di tutti quei costi che gravano sui redditi delle famiglie rappresenta una priorità chiara della UIL Emilia-Romagna sulla quale continueremo a esercitare la nostra iniziativa sindacale senza fare sconti a nessuno».

